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Scheda libro
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Sempre più persone soffrono di una condizione pressoché continua di
nervosismo o di eccitabilità, subiscono cambiamenti improvvisi di umore e
vivono stati più o meno evidenti di apatia, stanchezza o addirittura perdita
del normale piacere di vivere: un pericoloso circolo vizioso che può portare
all'isolamento progressivo.
La grande scoperta del dottor Vittoz fu quella di intuire la base organica
funzionale di queste malattie considerate comunemente soltanto psichiche.
Infatti alla base del suo metodo c'è l'evidenza secondo cui ogni caso di
nevrastenia, psiconevrosi o psicastenia è dovuto a un difetto di
funzionamento del cervello, e quindi ha una causa organica.
Il Trattamento dolce delle Psiconevrosi è ormai sperimentato da più di un
secolo e ha dato e continua a dare risultati eccellenti sia nel campo del
trattamento specifico delle psiconevrosi, sia come metodo preventivo.
Questo trattato di straordinaria efficacia spiega al malato o a chi soffre
il perché della sua malattia e dei suoi disagi e soprattutto come guarire
attraverso la rieducazione del controllo cerebrale. È un metodo di cura
veramente alternativo, non prevede alcun farmaco e nessun tipo di lunga
esplorazione dell'infanzia, alla quale la psicologia ci ha da tempo
abituati, e ha come scopo fondamentale l¹autonomia del malato in tempi
brevi.
La scoperta del dottor Vittoz, che lega alla guarigione del cervello la
diagnosi e la cura, apre orizzonti di conoscenza e intervento di grande
importanza per la nostra società.
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Indice:
Prefazione
Introduzione
PARTE I
Il controllo cerebrale
Assenza, insufficienza o instabilità
1. Il controllo cerebrale
2. Le psiconevrosi
3. Necessità di una rieducazione del controllo
PARTE II
Il trattamento
1. Il trattamento
2. Controllo delle idee
3. Concentrazione
4. Eliminazione-deconcentrazione
5. Trattamento psichico
6. Idee anormali, lavoro anormale del cervello
7. L’insonnia
Bibliografia
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Estratto:
1
Il controllo cerebrale
Dualità del cervello
Prima di iniziare lo studio del controllo cerebrale, è molto importante rendersi conto del funzionamento del cervello dal punto di vista della percezione, dell’elaborazione delle idee, delle sensazioni, degli atti.
Tra le numerose teorie moderne, cerchiamo la più semplice, quella che ammette l’esistenza di due centri differenti di funzionamento, chiamati cervello conscio o obiettivo e cervello inconscio o soggettivo.
Utilizzeremo ora il primo termine, pur riconoscendo che sia l’uno che l’altro non danno una definizione adeguata.
Stabilita l’esistenza dei due centri, ammetteremo che il cervello inconscio è, in generale, l’origine delle idee, delle sensazioni e il cervello conscio in qualche modo le “mette a punto”, quindi dal cervello conscio dipendono la ragione, il giudizio e la volontà.
Questo problema dei due diversi centri può sembrare ipotetico, ma in fondo non lo è. Che si tratti di centri, di raggruppamenti cellulari o di cellule nervose, è solo una questione di parole. Il fatto certo è che esistono un “io conscio” e un “io inconscio”, nel senso in cui noi lo intendiamo, la cui localizzazione anatomica non è effettivamente conosciuta, ma esiste. Una prova di questa asserzione è fornita dall’ipnosi, la cui azione sospende le funzioni del conscio, dimostrando quindi l’esistenza dell’inconscio.
L’io inconscio è il cervello primitivo, primario, l’io conscio è un’evoluzione di questo “io primario” nel senso della ragione, del giudizio, cioè di facoltà coscienti.
Si potrebbe quindi chiamare centro primario il centro inconscio e centro secondario o evoluto il cervello conscio.
Non c’è nulla di arbitrario né di ipotetico nell’attribuire un’attività cosciente a un raggruppamento cellulare o ad alcune cellule nervose. È sufficiente ammettere questa dualità per poter comprendere quel che chiamiamo controllo cerebrale.
Questa dualità è poco avvertita nell’uomo normale, perché l’idea o la sensazione percepita è la risultante del lavoro dei due centri, quindi non ci si rende conto del lavoro proprio di ciascun centro. In tutta una serie di malattie nervose, questa dualità si accentua, almeno di fatto e generalmente il malato più o meno la percepisce.
Si è creduto che il cervello inconscio fosse la sede di certe psiconevrosi, ma mi sembra più verosimile cercarne l’origine piuttosto nella mancanza di equilibrio e connessione tra i due cervelli. L’uomo è normale grazie a questo collegamento e, al contrario, sarà la separazione più o meno accentuata tra il cervello conscio e quello inconscio a renderlo più o meno malato.
A prima vista sembrerebbe che il perfetto equilibrio dipenda dall’uguaglianza di forza e intensità tra il cervello conscio e quello inconscio, cosa che in realtà non è d’importanza capitale. Un individuo perfettamente equilibrato può avere una preponderanza dell’uno o dell’altro cervello. Negli individui nervosi in particolare, si osserva spesso lo sviluppo più accentuato del cervello inconscio senza che questo implichi una malattia, basta che sia sufficientemente controllato.
Definizione del controllo cerebrale
Definiremo il controllo cerebrale come una facoltà inerente all’uomo normale, destinata ad equilibrare il cervello inconscio e il cervello conscio. Intendiamo per equilibrio cerebrale normale lo stato in cui ogni idea, impressione o sensazione può essere controllata dalla ragione, dal giudizio, dalla volontà, in modo da poter essere valutata, modificata o rifiutata.
Questa facoltà nell’uomo normale è parzialmente inconscia, nel senso che egli ha la sensazione del controllo, ma il suo meccanismo gli sfugge completamente; il malato ne ha una percezione più precisa, sente che gli manca qualcosa e questo “qualcosa” è il controllo cerebrale. La facoltà di controllo avrebbe quindi lo scopo di “mettere a punto” ogni idea e ogni sensazione.
Agirebbe in alcuni casi anche come freno, come regolatrice delle funzioni psicologiche e anche (come poi vedremo) fisiologiche del cervello. La sua azione si estende sia agli atti che alle idee. Nell’uomo normale il controllo è automatico, cioè interviene da solo e senza sforzo di volontà. Esso si sviluppa progressivamente con l’età e l’educazione, si può dire quindi che è abituale e naturale per l’uomo equilibrato. Questa facoltà domina tutta la vita dell’individuo e si può constatare già che ogni essere senza controllo è malato. Non intendiamo naturalmente i casi in cui il controllo non è momentaneamente utilizzato, come ad esempio in un accesso di collera. Abbiamo appena definito che cos’è il controllo.Vediamo ora che cosa sarà l’assenza di controllo, considerandola dallo stesso punto di vista.
Assenza di controllo
È facile supporre in che stato può essere un malato senza questa facoltà regolatrice. Il suo cervello senza freno, senza direzione, sarebbe in piena anarchia. Abbandonato a qualsiasi impulso, sottomesso a qualsiasi fobia, non potendo né ragionare né giudicare un’idea, dovrà accettare tutte le impressioni del suo cervello inconscio; in questo caso il malato non è che un povero straccio che vive per soffrire.
L’assenza completa di controllo è un caso estremo e abitualmente non si riscontra nelle malattie di cui ci occupiamo. Quel che troviamo più facilmente nelle psiconevrosi è l’insufficienza o l’instabilità del controllo.
Insufficienza o instabilità del controllo
l Nell’insufficienza, il controllo esiste come facoltà ma, sia che non abbia ancora acquisito il suo sviluppo completo, sia che presenti certi difetti, la sua azione non è sufficiente. Vediamo in questi casi che una parte delle idee o delle impressioni non sono passate al vaglio del cervello conscio.
l Il soggetto giudicherà e ragionerà in modo normale e malgrado ciò resterà sotto il dominio di idee o impressioni che trova assurde o esagerate e sulle quali la sua volontà non ha alcuna azione. Questo è lo stato abituale del tipo psicastenico.
l Nel controllo instabile i fenomeni sono in sostanza gli stessi. Di fatto, il malato passa continuamente, senza ragioni plausibili, da uno stato normale a uno stato di malattia. I sintomi appaiono e scompaiono a intervalli più o meno ravvicinati: a una crisi di depressione segue un accesso di allegria, tutto è soggetto a variare, che si tratti della salute, del carattere o delle idee.
Tra l’assenza e l’insufficienza si trova una varietà infinita di sfumature che danno a ogni caso un carattere particolare.
Queste differenze presentano un interesse per la diagnosi e la prognosi della malattia, ma sarebbe inutile descriverle tutte, poiché in pratica basta riconoscere se il controllo è sufficiente o insufficiente.
Azione del controllo insufficiente su idee,
sensazioni, atti
Vediamo ora che azione può avere il controllo insufficiente, su idee, sensazioni o atti.
A tal fine vedremo che cosa produce necessariamente nel cervello dell’individuo il miscuglio di idee, di sensazioni controllate e non controllate.
Per quanto l’insufficienza sia poco accentuata, è evidente che il malato risenta di un vago malessere a causa della sensazione che una parte delle sue idee gli sfuggano o che non le possa sufficientemente definire. Spesso anche la sensazione di essere semiaddormentato, in una specie di dormiveglia da cui non può uscire, lo turba e persino lo angoscia.
Se l’insufficienza è più forte, i sintomi aumentano in proporzione: non si tratta più di un vago malessere ma di un senso di confusione molto penoso, di un turbine di idee senza nesso, senza direzione. L’idea non controllata sarà quindi sempre meno definita, meno precisa; abbandonata a se stessa, può ripetersi indefinitamente o fissarsi nel cervello senza che la volontà abbia alcuna presa su di essa. In altri casi l’idea subisce delle vere e proprie deformazioni: senza che il malato ne sia cosciente essa può divenire esagerata, modificarsi o trasformarsi.
Gli effetti principali dell’insufficienza di controllo sono costituiti dalla mancanza di precisione e di chiarezza, dall’esagerazione o dalla deformazione delle idee.
Ritroviamo gli stessi fenomeni anche nelle sensazioni: raramente sono nette e spesso sono strane, con la tendenza a ingigantirsi smisuratamente.
Le azioni hanno le stesse mancanze, sono quindi indecise, raramente ponderate e sempre parzialmente inconsce. Dal momento che l’idea dell’azione è troppo confusa, il malato dimentica cosa vuol fare o non può portare a termine quel che ha cominciato.
Tutti questi effetti del controllo insufficiente su idee, sensazioni e atti sono percepiti poco chiaramente dal paziente, che li accetta senza rendersi conto che costituiscono il punto di partenza dei sintomi più penosi della sua malattia.
Li segnaleremo soltanto brevemente, malgrado la loro importanza, poiché nel corso di questo studio li ritroveremo spesso.
Influenza del controllo insufficiente sugli organi
Abbiamo detto in precedenza che il controllo cerebrale domina la vita psicologica e anche fisiologica dell’uomo.
Quest’ultima affermazione è dimostrata da tutti i disturbi organici di cui soffrono i nevrastenici.
È naturale ammettere che l’equilibrio organico e l’equilibrio cerebrale formino un’unità, o che siano comunque in stretta relazione.
È certo che, così come esiste un controllo cerebrale, esiste anche un controllo degli organi destinato ad assicurare il loro regolare funzionamento ed entrambi sono soggetti alle stesse leggi, sono retti dalle stesse cause e producono gli stessi effetti nei loro rispettivi ambiti.
Ogni difetto nel controllo cerebrale avrà necessariamente la sua ripercussione naturale nella sfera organica.
Talvolta lo stesso sintomo organico diventa il fenomeno essenziale della malattia e i fenomeni psichici passano in secondo piano.
In tal caso questa insufficienza si porta più particolarmente su un organo, per esempio lo stomaco o l’intestino (dispepsia nervosa, enterite) o su un sistema: sistema vascolare, nervoso, muscolare.
In tutti i casi, i primi due sono più o meno colpiti; i disturbi vasomotori e i dolori si ritrovano in ogni psicastenia.
Sono colpiti anche gli organi di senso: i disturbi dell’udito e i disturbi oculari sono i più frequenti. Anche l’apparato genitale è spesso la sede di sintomi molto tenaci.
Appena un organo è più particolarmente modificato dall’insufficienza di controllo, i sintomi puramente psichici sembrano attenuarsi e il malato attribuisce tutti i disturbi all’organo colpito.
In realtà quest’attenuazione è illusoria perché i sintomi psichici sono soltanto mascherati e riappariranno con la stessa intensità appena si produrrà un miglioramento dei disturbi organici.
Il controllo cerebrale nelle psiconevrosi
Abbiamo chiarito ciò che intendevamo per controllo cerebrale, i suoi difetti e il risultato prodotto dalla sua insufficienza. Applicheremo ora questi dati al trattamento delle psiconevrosi.
Riserviamo la loro applicazione in particolare a questo tipo di malati perché ci sembra una tipica malattia di controllo, visto che si presta meglio di altre a una rieducazione.
In effetti, possiamo ritenere che nello psicastenico il cervello cosciente e quello inconscio siano normali e senza alterazioni organiche, condizione indispensabile per una rieducazione abbastanza completa.
In tutte le alienazioni e le malattie puramente mentali c’è più di un’assenza o di un’insufficienza del controllo: esiste sempre un’alterazione nell’ambito della coscienza. Quanto all’isteria, che certamente presenta anch’essa notevoli modificazioni nello stesso senso, non potremmo dire che si tratti unicamente di una malattia del controllo.
La sua natura è così complessa che è difficile ammettere come causa assoluta soltanto un’instabilità dell’equilibrio cerebrale.
Nella psicastenia, al contrario, l’osservatore meno prevenuto può riconoscere a ogni manifestazione, a ogni sintomo, il fatto incontestabile di un’insufficienza e sarebbe difficile non riconoscere questa verità: “ogni psicastenico manca di controllo”.
Questa conclusione può sembrare affrettata, ma cercheremo di fornirne la prova attraverso l’analisi dei sintomi psichici che si trovano in tutte le psiconevrosi. |
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