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Charles Webster Leadbeater  
Il Lato Nascosto delle Cose - Nuova Edizione


Prezzo: € 13,50
Pagine: 384 - Formato 15x21
ISBN 13: 9788862280334
Nuova Edizione
Prima edizione: Agosto 2008
Ultima edizione: 1a Ristampa - Novembre 2011

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La parola occultismo è spesso mal compresa, essendo di fatto associata a riti magici e personaggi poco gradevoli, mentre l'etimologia stessa della parola, dal latino occultus, indica che l'occultismo è la scienza di ciò che è nascosto.

C.W. Leadbeater è, senza alcun dubbio, uno dei più famosi e autorevoli studiosi di questa scienza e quest'opera fornisce un'importante documentazione dei suoi studi, delle sue ricerche e dei risultati a cui è giunto.

Il lettore rimarrà affascinato dalla vastità delle conoscenze che l'autore rende disponibili e che ci rendono consapevoli dell'immensa importanza di andare oltre la semplice realtà sensoriale.

Fin dalle prime pagine appare evidente che chi si ferma all'apparenza vive un'esistenza molto limitata e interpreta la vita in maniera infantile e inadeguata, perché gran parte di ciò che avviene risulta incomprensibile e inspiegabile.

Gli studiosi di Teosofia sanno infatti che esiste un lato nascosto di ogni cosa, o per essere più esatti, un lato non visto, e sanno altresì che, nella maggior parte dei casi, questo lato non visto ha un'importanza molto superiore a quella di ciò che è visibile a occhio nudo.

Io dico che è possibile all'uomo di sviluppare i suoi sensi in modo da poter vedere molta più parte del meraviglioso mondo in cui viviamo, parte la cui esistenza non è nemmeno sospettata dall'uomo ordinario, che vive soddisfatto in mezzo all'oscurità completa e la chiama luce.
C.W. Leadbeater

Non vi lamentate, non piangete, non pregate, ma aprite gli occhi e vedete. La verità è tutta intorno a voi, sol che vogliate togliervi la benda dagli occhi e guardare; ed essa è meravigliosa, stupenda, superiore a qualsiasi cosa che gli uomini abbiano mai sognato o desiderato, e dura in eterno.
Gautama il Buddha



Indice:

Introduzione 5 Parte prima: Il mondo nel suo insieme 15 Capitolo 1: Il mondo nel suo insieme 17 Parte Seconda: Le influenze che subiamo 29 Capitolo 2: Influenze planetarie 31 Capitolo 3: Il sole 45 Capitolo 4: L’ambiente naturale 63 Capitolo 5: Gli spiriti di natura 81 Capitolo 6: I centri di magnetismo 115 Capitolo 7: Le cerimonie 139 Capitolo 8: I suoni 173 Capitolo 9: L’opinine pubblica 187 Capitolo 10: Gli eventi occasionali 211 Capitolo 11: Gli esseri invisibili 245 Capitolo 12: La nostra attitudine verso queste influenze 289 Parte terza: Come influenziamo noi stessi 305 Capitolo 13: Le nostre abitudini 307 Capitolo 14: Ciò che ci attornia materialmente 337 Capitolo 15: Ciò che ci attornia mentalmente 367 Capitolo 16: I nostri divertimenti 381 Parte quarta: In che modo esercitiamo influenza sugli altri 391 Capitolo 17: Ciò che siamo 393 Capitolo 18: Ciò che pensiamo 409 Capitolo 19: Le nostre azioni 435 Capitolo 20: Il pensiero collettivo 447 Capitolo 21: I nostri rapporti con i fanciulli 465 Capitolo 22: Le nostre relazioni con i regni inferiori 493 Parte quinta: I risultati della conoscenza 507 Capitolo 23: I risultati della conoscenza 509 Capitolo 24: Il modo di diventare chiaroveggenti 519


Estratto:

Capitolo 1 Il mondo nel suo insieme Osservando il mondo intorno a noi non possiamo negare l’esistenza di una gran quantità di dolore. È vero che molto di questo è dovuto all’azione di quelli stessi che soffrono, e potrebbe facilmente evitarsi mediante una certa padronanza di sé e l’esercizio del buon senso; ma è vero altresì che vi è molto dolore proveniente certamente dall’esterno e non originato dall’individuo. Spesso il male sembra trionfare e la giustizia fallire in mezzo al turbine, alla lotta, all’assordante confusione della vita, per cui molti dubitano del risultato finale e si domandano se dietro questo caos incomprensibile vi sia veramente qualche piano di progresso definito. È tutta questione del punto di vista: l’uomo che si trova nel folto della mischia non può giudicare il piano del generale o lo svolgersi del combattimento. Per giudicare la battaglia nel suo complesso bisogna ritirarsi dal tumulto e osservare il campo dall’alto; similmente, per comprendere il piano della battaglia della vita dobbiamo temporaneamente ritrarcene e col pensiero osservarla dall’alto, non dal punto di vista del corpo che perisce, ma dell’anima che vive in eterno. Dobbiamo prendere in considerazione non solo quella piccola parte della vita che i nostri occhi fisici sono capaci di vedere, ma tutta la vasta totalità di essa, di cui al presente tanta parte ci è invisibile. Fino a che non facciamo questo, siamo in un caso simile a quello di un uomo che guardasse il rovescio di qualche vasto ed elaborato arazzo in fabbricazione. Tutto l’insieme ci appare come una confusa mescolanza di vari colori, di capi sfilacciati, senza ordine e bellezza, e non possiamo concepire che cosa possa risultare da tutto il frastuono della macchina; ma quando, mediante la nostra conoscenza del lato nascosto della natura, possiamo guardare dall’alto, il disegno comincia a svolgersi dinanzi ai nostri occhi e il caos apparente si risolve in un procedimento ordinato. Possiamo ottenere un’analogia anche migliore immaginando il concetto che potrebbe formarsi della vita qualche minuscolo microbo travolto da una corrente impetuosa, come quella per esempio che si precipita nella gola del Niagara. La forza di quella fiumana che corre vorticosa e schiumante è tale che il livello del fiume è molti piedi più alto nel centro che dai lati. Il microbo trasportato sulla superficie di un simile torrente, sbattuto violentemente qua e là tra nuvole di schiuma, talvolta gettato alto nell’aria, tal’altra attirato nel giro di risucchio di qualche vortice, incapace di scorgere le rive tra cui passa, con ogni senso impegnato nella disperata lotta per mantenersi in qualche modo a galla, come può dire ove il fiume volga il suo corso? Per lui quella lotta e quel tumulto rappresentano tutto il mondo che egli conosce. Ma l’uomo che dalla riva osserva la corrente può vedere che tutto questo tumulto incomprensibile è solo superficiale e che l’unico fatto di vera importanza è il regolare e incessante fluire di tutti quei milioni di tonnellate d’acqua verso il mare. Se inoltre supponessimo che il nostro microbo fosse capace di avere qualche idea di progresso, vedremmo che esso rimane perplesso e sgomento allorché si trova sbattuto da un lato o trasportato a ritroso da un vortice; ma lo spettatore sulla riva vede che il moto apparentemente retrogrado è illusorio, poiché anche i piccoli vortici corrono tutti verso il mare, trasportati nel seno della corrente. E non esageriamo nel dire che la conoscenza del microbo che si dibatte nei flutti sta a quella dell’uomo che riguarda il fiume dalla riva, come la comprensione della vita posseduta dall’uomo del mondo sta a quella di un uomo che conosce il lato nascosto della natura. Migliore di tutte, benché non così facile a seguirsi a causa dello sforzo di immaginazione che si richiede, è la parabola dell’Hinton nel suo libro Romanzo scientifico. Per chiarire il suo argomento, l’autore immagina un grande telaio verticale di legno, sul quale dall’alto in basso sono tesi gran numero di fili che s’incrociano a ogni sorta di angolo. Supponendo ora un foglio di carta disposto orizzontalmente attraverso al telaio, in modo da essere attraversato da tutti i fili, è ovvio che ciascuno di questi produrrà un piccolo foro nella carta. Sollevando quindi lentamente il telaio senza muovere la carta, si avranno vari effetti: i fili verticali scorreranno nel loro foro senza difficoltà, ma quelli inclinati faranno evidentemente un taglio nella carta quando il telaio si muove. Supponiamo adesso di sostituire la carta con una sottile lamina di cera, abbastanza molle da richiudersi dopo il passaggio del filo. In questo caso invece di una quantità di tagli, avremo una quantità di fori che si spostano, e a chi fosse incapace di vedere i fili che li producono, il movimento di questi fori apparirebbe di necessità irregolare e inesplicabile. Alcuni si avvicinano uno all’altro, altri si allontanano, formando e dissolvendo vari disegni e combinazioni, tutti dipendenti dalla disposizione dei fili invisibili. Ora, con un volo ancora più ardito della fantasia, pensate non ai fori, ma alle minuscole sezioni di filo che per il momento li occupano, e immaginate che queste sezioni siano atomi coscienti. Essi si credono entità separate, si trovano in moto, non di propria volontà, in mezzo a ciò che sembra loro un labirinto inestricabile, e questa ridda incomprensibile è la vita quale essi la conoscono. Pure, tutta questa complessità apparente e questo movimento senza scopo sono di fatto una illusione, causata dalla limitazione della coscienza di questi atomi, poiché in realtà vi è un movimento solo, semplicissimo, il movimento ascendente e regolare di tutto il telaio. Ma l’atomo non può mai rendersene ragione finché non comprende che esso non è un frammento separato, ma parte di un filo. “Le quali cose sono un’allegoria”, e una bellissima allegoria poiché i fili siamo noi – il vero Sé di tutti noi, le nostre anime – e gli atomi ci rappresentano quali siamo in questa vita terrena. Finché limitiamo la nostra coscienza all’atomo e guardiamo la vita solo da questo punto di vista terreno, non potremo mai comprendere ciò che accade nel mondo; ma se innalziamo la nostra coscienza al punto di vista dell’anima, il filo di cui la vita corporea è solo una parte minuscola e una espressione temporanea, vedremo allora che vi è una meravigliosa semplicità alla base di tutta la complessità e l’unità alla base di tutta la diversità. La complessità e la diversità sono illusorie e prodotte dalle nostre limitazioni; la semplicità e l’unità sono reali. Il mondo nel quale viviamo ha un lato nascosto, e il concetto che se ne forma la mente dell’uomo ordinario è imperfetto sotto tre aspetti diversi. Primo, il mondo ha anche sul piano fisico una estensione che l’uomo ordinario è ora totalmente incapace di comprendere; secondo, ha un lato più alto, che è troppo raffinato per le sue percezioni non ancora sviluppate; terzo, ha un significato e un fine di cui egli non ha generalmente nemmeno la più lontana idea. L’asserzione che noi vediamo tutto il nostro mondo è inadeguata, perché in realtà non ne vediamo che una parte assolutamente insignificante, per bella che possa essere. E precisamente come la nuova estensione è infinita in confronto alla nostra idea di spazio, e non può essere espressa in termini di questo, così la vastità e lo splendore del tutto sono infinitamente più grandi di qualsiasi concetto che possiamo formarcene quaggiù, e non possono essere espressi nei termini di quella parte del mondo che conosciamo. La quarta dimensione L’estensione di cui abbiamo parlato è stata sovente chiamata la quarta dimensione. Molti scrittori se ne sono beffati e ne hanno negato l’esistenza; tuttavia rimane il fatto che il nostro mondo fisico è veramente un mondo di molte dimensioni, e che ogni oggetto in esso ha una estensione, per quanto piccola, in una direzione che al nostro presente stadio di evoluzione mentale è inconcepibile. Allorché sviluppiamo i sensi astrali, siamo portati in contatto tanto più diretto con questa estensione, che la nostra mente è forzata più o meno a riconoscerla e gli individui più intelligenti gradatamente arrivano a comprenderla. Ma quelli meno sviluppati intellettualmente, anche dopo la morte nel mondo astrale si attengono disperatamente alle loro limitazioni abituali e adottano le ipotesi più straordinarie e irrazionali, pur di evitare di ammettere l’esistenza della vita superiore, che tanto temono. Siccome per la maggior parte delle persone il modo più facile per arrivare a concepire la quarta dimensione dello spazio è quello di sviluppare dentro di sé il potere della vista astrale, molti hanno supposto che la quarta dimensione appartenga esclusivamente al piano astrale. Un momento di riflessione mostrerà che questo non può essere. Fondamentalmente non esiste nell’universo che una sola specie di materia, quantunque le diamo i vari nomi di materia fisica, astrale o mentale, secondo il suo grado di suddivisione e la rapidità della sua vibrazione. Di conseguenza, le dimensioni dello spazio, dato che esistano, esistono indipendentemente dalla materia in esse contenuta, e sia che lo spazio abbia tre o quattro o più dimensioni, tutta la materia in esso deve essere soggetta a queste condizioni, indipendentemente dalla nostra capacità di percepirle. Si può forse comprendere meglio quanto sopra se ci rendiamo conto che ciò cui diamo il nome di spazio è una limitazione della coscienza e che vi è un livello più alto in cui una coscienza sufficientemente sviluppata è completamente libera da tale limitazione. Possiamo concepire che questa coscienza superiore sia dotata della facoltà di esprimersi in qualsiasi numero di direzioni, e possiamo quindi presumere che ciascuna discesa in un piano di materia più bassa imponga su di essa una limitazione di più e precluda la percezione di una di queste direzioni. Possiamo supporre che quando la coscienza è finalmente discesa tanto da raggiungere il piano mentale, solo cinque di queste direzioni le rimangono: che quando poi discende, muovendosi ancora una volta verso l’esterno fino al livello astrale, perda ancora uno dei suoi poteri, rimanendo così limitata al concetto di quattro dimensioni; quindi l’ulteriore discesa, o movimento verso l’esterno che la porta al piano fisico, le preclude la possibilità di concepire quella quarta dimensione, e così ci troviamo limitati alle tre che ci sono familiari. Considerando la cosa sotto questo aspetto, è evidente che le condizioni dell’universo sono rimaste inalterate, benché il nostro potere di percepirle sia mutato; onde, per quanto sia vero che quando la nostra coscienza funziona nella materia astrale siamo capaci di concepire una quarta dimensione normalmente celata a noi quando funzioniamo attraverso al cervello fisico, non dobbiamo però cadere nell’errore di credere che la quarta dimensione appartenga al piano astrale soltanto e che la materia fisica esista – per così dire – in una specie di spazio differente da quello occupato dalla materia astrale e mentale. Questa ipotesi è ingiustificata per il fatto che un uomo, usando il suo cervello fisico può, mediante l’esercizio, arrivare a concepire alcune delle forme a quattro dimensioni. Non desidero indugiare qui a considerare questo interessantissimo argomento; quelli che vogliono approfondirlo possono leggere le opere di C.H. Hinton, Scientific Romances e The Fourth Dimension: il primo di questi libri tratta di tutte le interessanti possibilità connesse con questo studio e il secondo dei metodi con i quali la mente può arrivare a comprendere di fatto la quarta dimensione. Per questo nostro lavoro è sufficiente indicare l’esistenza di un aspetto o estensione del nostro mondo che, quantunque assolutamente sconosciuto alla maggior parte degli uomini, merita di essere preso in considerazione e studiato da quelli che desiderano comprendere tutta la vita e non soltanto un piccolo frammento di essa. Il mondo superiore In un altro e più alto senso, il nostro mondo fisico ha un lato nascosto, ben noto a tutti gli studiosi di teosofia, perché sono stati scritti molti libri e tenute molte conferenze per tentare di descrivere i piani astrale e mentale, il mondo invisibile che interpenetra il mondo a noi familiare e forma di gran lunga la parte più importante di esso. Numerose informazioni su questo più alto aspetto del nostro mondo si trovano nel quinto e nel sesto dei manuali teosofici e nel mio libro The Other Side of Death, onde sarà necessario darne solo un breve cenno generale per quei lettori che non conoscono le opere suddette. I fisici moderni ci dicono che la materia è interpenetrata dall’etere, sostanza ipotetica a cui essi attribuiscono molte proprietà apparentemente contraddittorie. L’occultista sa che vi sono molte varietà di questa tenuissima materia interpenetrante e che alcune delle proprietà dagli scienziati attribuite all’etere non appartengono veramente a questa materia, ma alla sostanza primordiale di cui esso è la negazione. Non desidero perdere di vista lo scopo di questo libro e dilungarmi a spiegare le proprietà dell’etere; coloro che desiderano studiare quest’argomento possono consultare l’opera Chimica occulta. Qui basterà dire che quantunque il vero etere dello spazio esista, come gli scienziati hanno supposto, e sia dotato di molte delle curiose proprietà che gli sono stato attribuite, i mondi interni di materia più tenue – di cui abbiamo testé parlato – non sono però formati di quest’etere, ma di materia costituita delle bolle o minuscoli vuoti scavati in esso. Per il momento ci interessa il fatto che tutta la materia visibile a noi è interpenetrata dall’etere o da materia molto più tenue, e che vi sono molti gradi di questa materia più sottile. Al tipo di questa materia che è più vicino al piano fisico gli studiosi di occultismo hanno dato il nome di materia astrale, la specie immediatamente superiore è stata chiamata materia mentale, perché di essa è costituito quel meccanismo di coscienza generalmente chiamato la mente nell’uomo; e vi sono anche altri tipi di materia ancora più tenui, di cui per il momento non abbiamo da occuparci. Fa d’uopo ricordare che tutte queste diverse specie di materia sono contenute in ogni parte del nostro spazio. È ormai postulato scientifico che anche nella materia più densa le particelle non sono mai a contatto l’una con l’altra, ma ciascuna di esse è sospesa e isolata nel suo campo di etere, come un sole nello spazio. Precisamente allo stesso modo ogni particella di etere fisico è isolata in un mare di materia astrale, e ogni particella astrale a sua volta è circondata da un oceano mentale; onde tutti questi mondi addizionali non occupano maggior spazio di quanto ne occupi questo frammento che noi conosciamo, poiché in verità essi sono tutti parte di un medesimo mondo. L’uomo ha dentro di sé materia di queste specie più tenui, e imparando a concentrare la sua coscienza in tale materia invece che soltanto nel suo cervello fisico, può conoscere queste parti del mondo interne e più alte e acquistare così molte cognizioni di grande interesse e valore. La natura di questo mondo invisibile, la sua configurazione, i suoi abitanti, le sue possibilità sono descritte nelle opere summenzionate. L’esistenza di questi piani della natura più alti è ciò che rende possibile l’occultismo; e ben poche sono le cose di questo mondo in cui l’influenza di questi piani non debba esser presa in considerazione. Dalla culla alla tomba siamo in stretta relazione con essi, durante ciò che chiamiamo la nostra vita di veglia; nel sonno e dopo la morte la relazione si fa anche più intima, poiché allora la nostra esistenza è quasi esclusivamente limitata a tali piani. Tra i molti cambiamenti fondamentali che sopravvengono nell’uomo che studia i fatti della vita, forse il più grande è quello che si produce nella sua attitudine verso la morte. Questo argomento è stato ampiamente trattato altrove; qui basterà che io mi limiti a dire che la conoscenza della verità spoglia la morte di tutto il suo terrore e di gran parte del suo dolore, ci permette di vederla nella sua vera luce e di comprendere il posto che essa occupa nello schema della nostra evoluzione. È perfettamente possibile imparare a sapere di fatto tutte queste cose, invece di accettare, come fa la maggior parte della gente, delle asserzioni di seconda mano; e la conoscenza significa potere, sicurezza e felicità. . Lo scopo della vita Il terzo aspetto del nostro mondo, nascosto alla maggioranza, è il piano e lo scopo della sua esistenza. La maggior parte degli uomini sembra trascorrere la vita senza uno scopo discernibile, eccetto forse lo sforzo puramente fisico di guadagnare denaro o conseguire potere, perché ritengono, in modo un po’ vago, che queste cose porteranno loro la felicità. Essi non hanno alcuna teoria definita circa la ragione per cui sono al mondo, né alcuna certezza del futuro che li aspetta; non hanno nemmeno compreso di non esser corpi, ma anime e che come tali il loro sviluppo è parte di un grandissimo schema di evoluzione cosmica. Al momento in cui questa verità meravigliosa comincia a sorgere all’orizzonte mentale di un uomo, sopravviene in lui quel mutamento che la religione occidentale chiama conversione, nobile parola che è stata disgraziatamente degradata, perché spesso è usata a significare una crisi di emozione ipnoticamente indotta dalle onde di eccitamento irradiate da una folla in delirio. Il suo vero significato è esattamente quello contenuto nella sua etimologia, “volgersi con”; l’uomo, ignaro della meravigliosa fiumana dell’evoluzione, prima di aver compreso ha lottato contro di essa, sotto l’illusione dell’egoismo; ma al momento che la magnificenza del piano divino si rivela al suo sguardo attonito, egli non può fare a meno di dedicare tutte le sue energie a promuovere tale evoluzione, o in una parola si “volge e procede con” quella splendida corrente dell’amore e della sapienza di Dio. Il suo unico scopo allora è quello di rendersi capace di aiutare il mondo, e tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni sono dirette a quello scopo. Egli può forse dimenticarlo per un momento sotto l’impero della tentazione, ma l’oblio non può essere che temporaneo; e questo è il significato del dogma ecclesiastico che dice che gli eletti non possono mai definitivamente fallire. L’uomo ha acquistato il discernimento, si sono schiuse le porte della sua mente, per usare la frase adoperata per questo mutamento nelle religioni più antiche; egli distingue adesso ciò che è reale da ciò che è irreale, ciò che vale la pena di conseguire da ciò che non ha valore alcuno. Egli vive come un’anima immortale, scintilla del Fuoco Divino, invece che come uno degli animali che periscono, per usare una frase biblica, che del resto è assolutamente errata, poiché gli animali non periscono, salvo che nel senso di essere riassorbiti nella loro anima-gruppo. In verità, quest’uomo ha avuto la rivelazione di un aspetto della vita che fino allora era stato celato ai suoi occhi. Sarebbe anche più esatto dire che ora per la prima volta egli comincia veramente a vivere, mentre prima trascinava semplicemente una debole esistenza.


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