Macro Edizioni
        Macrolivres
Macro Edizioni
Antiche Conoscenze
Ciò che i Dottori Non Dicono
Il Futuro dopo il 2012
L'Arte di Cucinare
La Biblioteca del Benessere
Mandala
Nuova Saggezza
Ramtha
Salute e Alimentazione
Scienza e Conoscenza
Sentiero Magico
Sesto Senso
Terapie Corporee
Verità Nascoste
• EBOOK Macro •
Macro Video
Antiche Conoscenze - Video
Consapevole - Video
Genitori e Figli - Video
Nuova Saggezza - Video
Pnl e Formazione - Video
Scienza e Conoscenza - Video
Società - Video
Verità Nascoste - Video
Videoteca del Benessere
Macro Junior
Genitori e Bambini
Junior
Arianna Editrice
Arianna e Consapevole
Il Filo Verde di Arianna
Un'Altra Storia
• EBOOK Arianna •
Alaya Editrice
Alaya
Bis Edizioni
Alimentazione
Gli AllenaMente
I Classici della Scienza della Mente
I Classici della Spiritualità
I Fuoriclasse
La Scienza del Successo
La Scienza della Mente
Salute
Spiritualità
• EBOOK Bis •
Essere Felici
Motivazionale
Self-Help
• EBOOK Essere Felici •
Riviste
Consapevole
Scienza e Conoscenza
In distribuzione
Amici di Dirk
Aquarius Giannone
Bambini Nuovi Edizioni
Blu International Studio
Bonomi Editore
Centro di Ricerca Georges Lakhovsky
Forgiveness Edizioni
Ina Verlag
Infinito Records Edizioni
Lineadaria Editore
Michele Tribuzio Editore
Nexus Edizioni
Nlp Italy - Alessio Roberti Editore
Ocean of Life Edizioni
SanGiovanni's Strategies
Secondo Natura Editore
Stazione Celeste Edizioni

Fuori catalogo
Solo presso l'editore

 

P. IVA 02 403 780 402

Mappa del sito
Privacy Policy


sviluppato da  


HomePage > La Biblioteca del Benessere > Scheda libro

Stefano Scoglio  
Essiac
Il famoso rimedio contro il cancro

Prezzo: € 9,00
Pagine: 120 - Formato 13,5x20,5
ISBN 10: 8875076308
ISBN 13: 9788875076306
Note: Contiene l'autobiografia di René Caisse
Prima edizione: Febbraio 2003
Ultima edizione: 4a Ristampa Marzo 2008

libripreziosi Acquista online su Libripreziosi
Essiac Acquista online su Macrolibrarsi


 Cerca la libreria a te più vicina

Condividi:
Un’infermiera canadese, Rene Caisse, negli anni Venti del Novecento viene per caso a conoscenza di una miscela di erbe indiane, chiamata poi Essiac, particolarmente efficace nella cura dei tumori. Inizia allora a sperimentarla sui malati terminali o respinti dal sistema medico ufficiale perché ormai incurabili, ottenendo risultati strepitosi. In poco tempo, però, quello stesso sistema medico-politico si mette ad ostacolarla costringendola a trovare vari e faticosi espedienti per poter continuare la sua opera benefica.
Il libro presenta per la prima volta la storia della vita di Rene Caisse e del suo straordinario rimedio, narrata da lei stessa ed è completato da un aggiornato resoconto di numerosi casi clinici risolti positivamente e testimonianze di guarigione.
Un’analisi dal punto di vista clinico di questa terapia con tanto di estratti di studi scientifici e sperimentazioni sul campo nei vari ospedali canadesi e americani che ne comprovano il successo, e con una descrizione particolareggiata di tutte le erbe della miscela, di ognuna delle quali vengono fornite caratteristiche, azione terapeutica, qualità e applicazioni.
La formula dell’Essiac è stata perfezionata e, nella parte finale, Stefano Scoglio illustra i risultati che oggi è possibile conseguire con l’utilizzo terapeutico di questa miscela, che può essere integrata con altre sostanze vegetali che ne rafforzano l’azione anticancerogena.
Il dott. Stefano Scoglio, Ph.D., è esperto di nutrizione e fitoterapia ed è il direttore del Centro di Ricerche Nutriterapiche di Urbino.

INDICE
Prefazione
CAPITOLO PRIMO
L’autobiografia di Rene Caisse
L’infermiera del cancro
Un medico testimonia
CAPITOLO SECONDO
Essiac Dossier
Acetosella, Rumix acetosella
Radice di Bardana, actium loppa
Corteccia interna dell’olmo, venus fulva
Rabarbaro indiano, rheum palmatum
Propietà medicinali delle erbe contenute in Essiac, secondo la medicina tradizionale Ayurvedica e cinese
CAPITOLO TERZO
Testimonianze
CAPITOLO QUARTO
Essiac, studio clinico
L’effetto di Essiac su venti casi di tumore maligno
Soggetti e metodi
Risultati
Discussione
CAPITOLO QUINTO
Essiac®, l’originale e le imitazioni
Accordo tra Rene M. Caisse e Resperin Corporation
Essiac®, la nutriterapia naturale e i tumori
Microalga del lago Klameth
Acidophilus DDS-1
Conclusioni: una storia vera
Indirizzario
Indice analitico

Dalla PREFAZIONE
I motivi per cui non fui imprigionata per aver gestito una Clinica del Cancro pubblica a Bracebridge, Ontario, per 8 anni, furono:
1. Perché ottenni buoni risultati nella ricerca sugli animali, sotto l’osservazione di medici. I miei trattamenti su topolini causavano una regressione della crescita maligna e anche un prolungamento della vita.
2. Perché ottenni gli stessi risultati sugli esseri umani, eseguendo il trattamento sempre con il permesso di medici e sotto la loro osservazione.
3. Perché ebbi prove analitiche e radioscopiche di risultati ottenuti dopo che tutto quello che era a conoscenza della scienza medica aveva fallito.
4. Perché 55.000 persone firmarono una petizione per l’Assemblea Legislativa del Governo dell’Ontario a favore del mio trattamento per il cancro. 387 pazienti e molti medici firmarono questa petizione, che fu presentata a un comitato legislativo composto da 59 membri del Parlamento. Persi per soli tre voti. Persi perché i medici avevano convinto l’Assemblea prima dell’udienza, che avrebbero nominato una “Commissione per il cancro” per ascoltare il mio caso, e per dare al mio trattamento un’udienza leale, che però risultò essere un’udienza molto sleale, come vedrete da questa storia.


L'autobiografia di René Caisse, “L’infermiera del Cancro” del Canada

A metà degli anni Venti, ero capo-infermiera nell’ospedale delle Suore della Provvidenza in una cittadina dell’Ontario del Nord. Un giorno una delle mie infermiere aiutò una signora anziana a fare il bagno. Notai che un seno della signora era un ammasso di tessuto cicatriziale e di ciò le chiesi il motivo. «Lasciai l’Inghilterra circa trent’anni fa», mi raccontò la signora, «per raggiungere mio marito che effettuava ricerche minerarie nelle selvagge regioni dell’Ontario del Nord. Proprio in quel periodo il mio seno destro si infiammò e si gonfiò e mi faceva molto male. Mio marito mi accompagnò a Toronto e i medici dissero che avevo un cancro avanzato, per cui il mio seno doveva subito essere tolto. Prima di procedere all’intervento incontrai un uomo della medicina indiano molto vecchio che mi disse che avevo, sì, il cancro ma che lui poteva guarirlo. Decisi di provare il suo rimedio anziché farmi operare, infatti una delle mie amiche era morta per un’operazione al seno e, inoltre, non avevamo soldi per pagare l’intervento. Il vecchio indiano indicò alla signora certe erbe che crescevano nelle vicinanze dell’accampamento indiano; disse di fare con esse un infuso e di berlo ogni giorno». La signora guarì e da allora fino all’età di 80 anni, quando la incontrai per la prima volta, non ebbe nessuna ricaduta. Fui molto interessata e feci un appunto dei nomi delle erbe che aveva usato. Sapevo che i medici alzavano le braccia al cielo ogni volta che scoprivano un tumore in un paziente; era come una condanna a morte. Decisi che semmai avessi avuto un tumore, avrei bevuto questa tisana. Circa un anno dopo, feci visita ad un anziano medico in pensione che conoscevo bene. Mentre passeggiavamo tranquillamente nel suo giardino, prese il suo bastone e tolse un’erbaccia. «Infermiera Caisse» disse, «se la gente usasse questa erbaccia, ci sarebbe davvero poco cancro nel mondo». Mi disse il nome della pianta. Era uno degli ingredienti della tisana dell’uomo della medicina indiano! Un paio di mesi dopo ricevetti la notizia che l’unica sorella di mia madre era stata operata a Brockville, Ontario. I medici le avevano diagnosticato un tumore allo stomaco con coinvolgimento del fegato, e le davano sei mesi di vita. Mi recai da lei e parlai con il suo medico. Era il dott. R. O. Fisher di Toronto, che conoscevo bene perché spesso avevo assistito e curato pazienti per lui. Gli raccontai della tisana e chiesi il suo permesso per provarla sotto la sua supervisione, dato che apparentemente non c’era più niente che la scienza medica potesse fare per mia zia. Egli approvò in fretta. Con qualche difficoltà mi procurai le erbe necessarie e preparai la tisana. Mia zia visse per altri 21 anni dopo essere stata abbandonata dalla professione medica. Non si verificò nessuna ricaduta di cancro. Il dott. Fisher fu così colpito che mi chiese di usare il trattamento su alcuni dei suoi casi più disperati. Il dott. Fisher informò altri medici, che a loro volta mi chiesero di somministrare il trattamento ai loro pazienti, dopo che tutte le risorse della scienza medica avevano fallito. Anche essi erano impressionati dai risultati. Diversi di questi medici mi chiesero se ero disposta ad usare il trattamento su di una persona molto anziana. Il suo viso era completamente corroso, e sanguinava talmente che i medici dissero che non sarebbe vissuto per più di 10 giorni. «Non ci aspettiamo che lei faccia un miracolo», mi dissero, «ma se il suo trattamento potesse aiutare quest’uomo a questo stadio della malattia, noi sapremmo che lei ha scoperto qualcosa di cui tutto il mondo ha disperatamente bisogno: un rimedio di successo per il cancro». Il mio trattamento fermò l’emorragia in 24 ore. Il paziente visse per altri sei mesi con pochissimi disturbi. Per effetto di quello che questi medici avevano visto con i loro occhi, otto di loro firmarono una petizione per il Dipartimento della Salute e del Benessere Nazionale di Ottawa, chiedendo che mi fossero concesse delle facilitazioni per fare ricerche indipendenti sulla mia scoperta. La loro petizione, datata Toronto, 27 ottobre 1926, era la seguente: «A tutti gli interessati: Noi sottoscritti crediamo che il “trattamento contro il cancro” usato dall’infermiera Caisse non può arrecare danni, allevia il dolore, riduce il carcinoma e prolunga la vita nei casi disperati. Per quanto ne sappiamo, l’infermiera Caisse ha effettuato trattamenti solo nei casi sui quali era stato provato, senza risultati, tutto ciò che la scienza medica e chirurgica aveva da offrire, e ottenendo invece notevoli benefici.Ci interesserebbe molto che le si desse un’opportunità per provare il suo lavoro su ampia scala. Per quanto ne sappiamo noi, ha trattato tutti i casi senza chiedere una ricompensa e fa questo lavoro da due anni». (Firmata dagli otto medici)

Fui estremamente felice per questa testimonianza di fiducia nei benefici che derivavano dal mio trattamento da parte di medici così eminenti. La mia gioia fu di breve durata. Poco dopo aver ricevuto questa petizione, il Dipartimento della Salute e del Benessere inviò due medici da Ottawa per arrestarmi perché «praticavo medicina senza licenza». Questo fu l’inizio di quasi 50 anni di persecuzione da parte delle autorità, dal governo alla professione medica, persecuzione che sopportai per aiutare le persone affette da cancro. Comunque, quando questi due medici inviati da Ottawa, scoprirono che lavoravo con nove dei più eminenti medici di Toronto e davo il mio trattamento solo su richiesta loro e sotto la loro osservazione, non mi arrestarono. Il dott. W. Arnold, uno dei medici che investigarono, si interessò talmente ai miei trattamenti, che ottenne il permesso per farmi lavorare su topolini nei laboratori dell’Ospedale di Christie Street a Toronto, con il dott. Norich e il dott. Lockhead. Lavorai con loro dal 1928 fino al 1930 compreso. I topolini ricevevano una dose di Rus Sarcoma. Tenni i topolini in vita per 52 giorni. Nessuno era mai riuscito a tenerli in vita per un periodo così lungo. In altre sperimentazioni con altri medici, avvenute dopo, con Essiac tenni i topolini in vita per 72 giorni. Questa non fu la mia prima esperienza clinica. Prima ancora avevo trasformato la cantina di mia mamma in un laboratorio. Ci lavoravo con medici che erano interessati al mio trattamento. Scoprimmo che nei topolini cui era stata iniettata una dose di carcinoma umano, dopo nove giorni di trattamento con Essiac, la crescita del tumore regrediva finché non invadeva più il tessuto vivente. Questo fatto accadde nel periodo in cui lavoravo su suggerimento del dott. Fisher, il quale sosteneva che il trattamento avrebbe potuto ottenere maggior effetto se fosse stato iniettato, anziché dato sottoforma di tisana. Cominciai a togliere dal trattamento una sostanza dopo l’altra finché eliminato il contenuto proteico, mi accorsi che gli ingredienti che fermavano la crescita maligna, potevano essere somministrati per via intramuscolare senza causare la reazione che avevano avuto i topolini iniettati durante i miei primi esperimenti. Scoprii comunque che gli ingredienti eliminati erano anch’essi necessari per il trattamento. Facendo l’iniezione intramuscolare nell’avambraccio per distruggere la massa delle cellule maligne e somministrando il rimedio oralmente per purificare il sangue, ottenni risultati più veloci che non con la sola somministrazione orale. Mi ricordo bene la prima iniezione del medicamento in un paziente umano. Il dott. Fisher mi chiamò e mi disse che aveva un paziente da Lyons, New York, che aveva il cancro alla gola e alla lingua. Voleva che gli iniettassi dell’Essiac nella lingua. Veramente, ero impaurita al massimo. E ci fu infatti una reazione violenta. Il paziente rabbrividì; la sua lingua si ingrossò talmente che il medico doveva tenerla giù con una spatola perché egli potesse respirare. Ciò durò quasi 20 minuti. Poi il gonfiore diminuì, il brivido si fermò e il paziente si sentì bene. Il cancro non crebbe più, il paziente se ne tornò a casa e visse abbastanza confortevolmente per quasi quattro anni. Al tempo in cui usai per la prima volta il mio trattamento su casi di cancro terminali o tumori che non rispondevano al trattamento ufficialmente approvato (che mi venivano affidati dai nove medici di Toronto), svolgevo ancora il lavoro di infermiera per 12 ore al giorno. Avevo solo il mio periodo di riposo di 2 ore e le serate da dedicare al lavoro di ricerca e ai trattamenti. Decisi di smettere di fare l’infermiera, per avere più tempo da dedicare alla ricerca e al trattamento dei pazienti. I medici cominciarono a mandarmi pazienti a casa: ne trattavo quasi 30 ogni giorno. Adesso sentivo che avevo a disposizione alcune prove scientifiche che potevano convincere la professione medica della validità del mio trattamento. Presi un appuntamento con il dott. Frederick Banting dell’Istituto Banting, Dipartimento della Ricerca Medica, Università di Toronto, famoso in tutto il mondo per aver scoperto l’insulina. Dopo aver letto i miei appunti ed aver esaminato alcune fotografie dell’uomo con il cancro al viso prima e dopo il trattamento, e radiografie di altri tumori che avevo trattato, per qualche minuto il dottore fissò lo sguardo nel vuoto. «Signorina Caisse» disse finalmente, e si girò per guardarmi dritto negli occhi, «non posso dire che Lei possieda una cura per il cancro. Ma Lei ha più prove di un trattamento benefico per il cancro di qualsiasi altra persona al mondo». Mi consigliò di chiedere delle facilitazioni all’Università di Toronto per fare ricerche più approfondite. Mi offrì persino di condividere il suo laboratorio nell’Istituto Banting e di lavorare con me. Comunque, chiedendo degli aiuti all’Università di Toronto, avrei dovuto rivelare la mia formula. A questo punto avrebbero avuto la formula, che avrebbe potuto essere archiviata e dimenticata o essere usata per le ricerche dello staff dell’Università, e la mia richiesta per fare ricerca indipendente avrebbe sempre potuto essere rifiutata. Dopo molti esami di coscienza e preghiere, rifiutai la proposta del dott. Banting e la sua proposta di lavorare con me. Volevo che il mio rimedio, che chiamai ESSIAC (il mio cognome al contrario), fosse conosciuto attraverso la pratica e non solo in un laboratorio. Sapevo che non aveva effetti collaterali negativi, quindi non poteva fare del male. Volevo usarlo sui pazienti nel modo che io ritenevo opportuno ed eventualmente partecipare all’amministrazione della mia scoperta. Purtroppo un simile comportamento è anche oggi impossibile a causa di una vera e propria cospirazione contro la scoperta di una cura per il cancro da parte di qualsiasi ricercatore indipendente. Dopo aver valutato i pro e i contro decisi di verificare il mio trattamento possibilmente senza l’aiuto di nessuno. Il dott. Banting approvò la mia decisione e il mio coraggio. Egli aveva scoperto l’insulina. Egli non pretendeva che fosse una cura per il diabete. Sapeva per esperienza che era un palliativo e un deterrente. Io sapevo la stessa cosa di Essiac. Ma il dott. Banting era un medico e un professionista noto, quindi anche se aveva ceduto la sua formula alla professione sotto il codice di etica medica, era onorato e ricompensato. Io non potevo cedere la mia formula prima che il merito del trattamento fosse stato stabilito al di là di ogni dubbio, perché non mi trovavo in una posizione professionale adatta per garantire l’accettazione di Essiac o ad assicurare il riconoscimento della sua scoperta. Gli inquilini del palazzo dove abitavo a Toronto non erano contenti delle numerose visite dei 30 o più pazienti giornalieri. A parte questo non potevo più permettermi di lavorare a lungo in città perché avevo smesso di fare l’infermiera. Non mi facevo pagare per i miei trattamenti e dipendevo completamente da contributi occasionali volontari. Sentivo che avrei potuto vivere spendendo meno in una città più piccola, così andai a Timmins, pensando che avrei di nuovo fatto l’infermiera. Comunque, il dott. J.A. McInnis (che firmò la petizione nel 1926 e che aveva seguito il mio lavoro a Toronto) mi chiese di trattare pazienti affetti da tumore; io accettai e ottenni ottimi risultati. Più tardi mi trasferii a Petersborough, ad est di Toronto, dove vivevo in una casa in affitto. Appena trasferita, l’Ordine dei Medici e Chirurghi inviò un ufficiale sanitario per spiccare contro di me un mandato di cattura con l’accusa di «praticare medicina senza licenza». Ho perso il conto di tutte le volte che sono stata minacciata con l’arresto e con la prigione per aver trattato dei pazienti con Essiac. L’ufficiale sanitario parlò con me e con alcuni miei pazienti e poi mi disse: «Non porto a termine questo mandato; torno a parlare con il dott. Noble, il mio capo». Il dott. Noble era il capo dell’Ordine dei Medici e Chirurghi. Il giorno dopo scrissi all’Onorevole dr. J.A. Faulkner, il ministro della Sanità e chiesi un’udienza. Ricevetti una lettera che confermò l’udienza per il lunedì successivo alle 14:00. Presi contatto con i medici che mi avevano inviato dei pazienti e cinque di loro, con dodici pazienti, mi accompagnarono all’udienza. Fummo ricevuti molto gentilmente a Queens Park dal dott. Faulkner, il suo vice ministro, l’onorevole B.T. McGee e da altri medici del Dipartimento della Salute e del Benessere Nazionale. Dopo aver presentato i miei casi, il dott. Faulkner disse che potevo continuare a usare il mio trattamento, a condizione che i pazienti venissero con la diagnosi scritta del loro medico, e che non mi facessi pagare. «La mia unica ambizione, dissi al dr. Faulkner, è di provare la validità di Essiac e di farlo accettare dalla professione medica». Così ritornai a Petersborough, molto fiera e felice di poter continuare ad aiutare i pazienti. Lo sguardo di gratitudine che colmava i loro occhi quando il dolore diminuiva, e la speranza e l’allegria che si ripresentavano quando le malignità si riducevano, mi retribuivano di tutti i miei sforzi. Credevo che se mi fossi affidata a Dio e avessi fatto del mio meglio, una maniera per sostenere il mio lavoro si sarebbe trovata. Ricordavo la chiesa di San Giuseppe nella mia cittadina nativa di Bracebridge, Ontario, e il vetro dedicato alla memoria di mia madre, Frizelda (Potvin) Caisse. Lei e mio padre avevano allevato le loro otto figlie ed i tre figli nell’amore e nel timore di Dio e nella convinzione che il rispetto e l’amore per il prossimo fossero più importanti della ricchezza. Non immaginavo affatto che nel cercare di aiutare l’umanità sofferente senza uno scopo di lucro personale, opposizione e persecuzione sarebbero state il mio destino. Non ho mai affermato che il mio trattamento guarisce il cancro, anche se molti miei pazienti ed i medici con i quali ho lavorato, affermano invece che lo guarisce. Il mio scopo è stato il controllo del cancro ed il lenimento del dolore. Diabete, anemia perniciosa ed artrite non sono curabili; ma con l’insulina, l’estratto di fegato e gli estratti di corteccia surrenale, gli “incurabili” vivono più a lungo ed in maniera più confortevole e controllata. Trattai con successo pazienti di cancro per più di 25 anni, usando Essiac ipodermicamente e oralmente. Poiché sono un’infermiera e non un medico, non somministravo mai un trattamento finché non avevo una diagnosi di cancro scritta e firmata da un medico qualificato. Somministravo il mio trattamento solo sotto stretta osservazione medica. Un paio di giorni dopo l’udienza nel Dipartimento di Salute e Benessere Nazionale, mi chiamò il dott. Alberto Bastedo di Bracebridge. Mi aveva mandato un paziente con un cancro all’intestino, e fu molto impressionato dai risultati del mio trattamento. Mi disse che era andato al Consiglio Comunale di Bracebridge e che aveva chiesto che l’edificio dell’albergo British Lion fosse destinato ad una clinica contro il cancro, se avessi accettato di ritornare nella mia città natale a praticare. Mi persuase ed accettai quest’offerta. Il sindaco ed il Consiglio Comunale di Bracebridge erano molto entusiasti di organizzare la clinica. Con l’aiuto di amici, parenti e pazienti, ammobiliai un ufficio, un dispensario, una sala d’attesa e cinque camere per il trattamento. Dal 1934 al 1942, pagai al Consiglio Comunale la somma di $1.00 al mese per l’edificio. C’era un’insegna molto grande sulla porta: “CLINICA CONTRO IL CANCRO”. Curai migliaia di pazienti che venivano da vicino e da lontano, la maggior parte di loro erano casi disperati che avevano provato tutto quello che la scienza medica aveva da offrire. Alcuni arrivavano in ambulanza e ricevevano il loro primo trattamento proprio lì. Dopo alcuni trattamenti, entravano nella clinica senza aiuto. Ero convintissima che se fossi riuscita ad accumulare un certo numero di risultati con diversi tipi di cancro, come richiesto dalla Società contro il Cancro, la professione medica, alla fine, sarebbe stata contenta di accettare ESSIAC come trattamento approvato. A quei tempi però non sapevo che esisteva una forza organizzata per evitare di fare venire alla luce un’eventuale cura per il cancro, specialmente quella trovata da un ricercatore non affiliato ad una qualunque organizzazione sostenuta da fondi privati o pubblici. Durante questi ultimi 50 anni sono state stanziate ed assegnate ingenti somme di denaro per la ricerca ufficiale sul cancro, somme che però non hanno prodotto quasi niente di nuovo o di produttivo. Questi fondi avrebbero fatto una ben misera figura, se un’oscura infermiera canadese avesse scoperto un trattamento efficace contro il cancro! Più o meno nel periodo in cui aprivo la mia clinica contro il cancro a Bracebridge, la mia cara madre si ammalò. I quattro medici locali dissero che aveva calcoli biliari, e che il suo cuore era troppo debole per un intervento. Mamma aveva allora 72 anni. Siccome peggiorava, insistetti a chiamare il dott. Roscoe Graham, uno specialista consulente di fama internazionale, per una diagnosi e una consultazione con gli altri medici. Dopo la consultazione, il dott. Graham mi venne incontro e disse: «Sua madre ha il cancro, signorina Caisse. Il suo fegato è una massa nodulare». Il dott. McGibbon, un medico locale che era contrario al mio lavoro, mi disse in maniera molto sarcastica: «Perché non fa qualcosa Lei?». «Ci proverò sicuramente, dottore», risposi. E chiesi al dr. Graham, «Quanto tempo vivrà?». Il dott. Graham riteneva che le restavano pochi giorni. Iniziai subito a curarla con Essiac. Glielo diedi tutti i giorni per dieci giorni. Quando migliorò, ridussi fino a tre trattamenti alla settimana, poi a due, poi a uno. Continuò a migliorare. In breve, mia madre si rimise completamente. Morì in pace dopo il suo novantesimo compleanno senza dolore, solo a causa di un cuore stanco. Il fatto di aver dato a mia madre diciotto anni di vita che non avrebbe avuto senza Essiac mi ripagò per tutto il lavoro fatto e compensò in gran parte la persecuzione che sopportai da parte del mondo medico. Alcuni medici negli Stati Uniti cominciarono ad interessarsi sufficientemente a Essiac per fare indagini sulla cura. Alcune persone di Chicago, che conoscevano il mio lavoro, persuasero Il dott. John Wolfer della Alumni Association della Northwestern University di Chicago, a farmi curare pazienti in una clinica di Chicago sotto osservazione medica. Uno specialista mi invitò ad andare a trovare il dott. Wolfer allo scopo di leggere le storie dei casi selezionati per il mio trattamento, tutti senza speranza o terminali. Diedi un’occhiata a questi casi e chiesi: «Quando vorrebbe che iniziassi, dottore?». Mi guardò sorpreso perché, come mi disse più tardi, era convinto che li avrei rifiutati. Facevo in modo di essere a Chicago ogni giovedì per curare questi pazienti, sotto l’osservazione di cinque medici. Lo specialista, riportandomi a casa di amici a Chicago, mi chiese perché avessi accettato questi casi terribili. «Vi farò vedere dei risultati che sorprenderanno i Suoi medici, anche di fronte a questi stadi avanzati della malattia» gli dissi. «I risultati saranno abbastanza significativi per svegliare l’interesse anche del più scettico dei medici». Avevo ragione. Più tardi, questi medici mi proposero di aprire una clinica nel Passervant Hospital di Chicago, nel caso avessi voluto restare negli Stati Uniti. Il dott. Richard Leonardo, uno specialista in chirurgia e coroner di Rochester, New York, inizialmente non riponeva alcuna fiducia nel mio lavoro. «L’unica maniera per approvare o smentire il merito di Essiac» gli dissi, «è di rimanere nella clinica, vedere i miei pazienti, osservare il mio lavoro ed i risultati». Decise di accettare. Il primo giorno rimase e parlò con i pazienti; poi mi disse che era soddisfatto di constatare che avevo ottenuto dei risultati, ma che erano la mia fede ed il mio incoraggiamento che facevano sperare e migliorare i miei pazienti, non il mio trattamento. «Questi risultati sono interamente psicologici», affermò enfaticamente. Il secondo giorno lo invitai a venire nel mio studio per esaminare i pazienti e per vedermi somministrare il trattamento. C’erano molti casi di cancro avanzato e rimasi nella clinica fino alle 19:30; egli restò con me finché non partì l’ultimo paziente. «Signorina», disse, «mi devo congratulare con lei. Lei ha fatto una scoperta straordinaria». Il dott. Leonardo rimase quattro giorni per esaminare i pazienti e si interessò sempre più ai miei risultati. «Mi piace il suo metodo di trattamento» disse. «Sono convinto che cambierà l’intera teoria del trattamento del cancro e forse eliminerà chirurgia, radio e trattamento ai raggi X». Mi propose di allestire un ospedale a Rochester, se avessi voluto trasferirmi lì e lavorare con lui. Apprezzai particolarmente l’opinione del dott. Leonardo perché aveva fatto un tirocinio scientifico in Germania, a Vienna, a Londra e in Scozia e perché era stato completamente scettico sin dall’inizio. Entrambe le offerte per allestire cliniche negli Stati Uniti erano allettanti, ma i miei antenati paterni e materni erano venuti in Canada dalla Francia nel ’700 e avevo già deciso, molto tempo fa, che il Canada avrebbe avuto il merito di aver dato al mondo una cura per la malattia più terribile. La ricerca del dott. Leonardo sul mio trattamento ebbe luogo nell’estate del ’37, mentre la dott.ssa Emma H. Carson di Los Angeles a giugno e a luglio di quell’anno si trovava nella mia clinica di Bracebridge, per studiare il trattamento e i risultati. Il rapporto sottostante è della dott.ssa Emma Carson di Los Angeles, California, ed è datato 12 agosto 1937: «Parecchi dei miei amici professionisti famosi in tutto il mondo (medici, chirurghi e avvocati) e anche quattro dirigenti aziendali trascorsero l’inverno del 1936-37 nella California del Sud, e nelle varie occasioni in cui mi fecero visita, mi parlarono della meravigliosa clinica contro il cancro della signorina Caisse a Bracebridge, Ontario. Per via di questi resoconti così ardui e impressionanti e per l’interesse intenso così sinceramente dimostrato, mi interessai anch’io. Decisi poi di andare a Bracebridge a patto che la signorina Caisse mi invitasse a visitare la sua clinica. L’invito fu molto cordiale, includeva anche istruzioni esplicite per la mia convenienza e comodità; il suo benvenuto era sincero e lei apprezzava il fatto che venivo da lontano per indagare sul suo lavoro, a dispetto della mia attitudine scettica. Alle otto di mattina del quarto giorno in cui ricevetti il suo invito di benvenuto, lasciai Los Angeles, per andare a Bracebridge allo scopo di incontrare la signorina Rene M. Caisse per sincerarmi del vero valore dei suoi trattamenti con Essiac. Apprezzai particolarmente la sua promessa che mi avrebbe dimostrato il suo metodo personalmente. Quando osservai seriamente e con compassione quest’assemblea straordinaria di gente afflitta e la paragonai con le cliniche più importanti che avevo visto in questo paese o in paesi stranieri, mi resi vivamente conto che non avevo mai visto né avevo mai frequentato una clinica così simpatica e allegra, a dispetto della grandezza, della posizione o del numero delle persone; che non avevo mai visitato, da nessuna parte, una clinica più pacifica e simpatica. I pazienti mi assicurarono che abbandonavano volontariamente narcotici e sedativi, loro prescritti in precedenza dai propri medici, prima di iniziare i trattamenti con Essiac o subito dopo il primo trattamento con lo stesso. Il mio scetticismo non cedette né fu soggiogato dalla speranza e dalla fede così fortemente espressa dai pazienti della clinica e dai loro amici. Ammetto comunque che la mia curiosità aumentò moltissimo e decisi che lo scetticismo non doveva accecarmi né opporsi ad una mia indagine obiettiva sull’efficacia di Essiac. Parecchi eminenti medici e chirurghi, interessati ai vari lavori di ricerca sul cancro, ivi compresa l’indagine sui trattamenti più importanti del momento, visti i risultati indiscutibili di Essiac, ammisero che quello di Rene M. Caisse era il trattamento contro il cancro più umano, soddisfacente e di maggior successo (tenendo conto delle inevitabili limitazioni di Rene M. Caisse dovute a certe restrizioni) che poteva esserci in quel momento. Dichiarai candidamente qual era il motivo della mia visita alla Clinica del Cancro di Bracebridge: speravo di ottenere prove incontrovertibili che Essiac era un reale rimedio contro il cancro. La signorina Caisse espresse il desiderio di procurarmi coscienziosamente tutte le informazioni accertate, sia favorevoli sia contrarie, per aiutarmi a giungere a conclusioni obiettive e imparziali, che mi compensassero del mio lunghissimo viaggio fatto allo scopo di ottenere una evidenza convincente sui veri meriti di Essiac. Proseguii accuratamente nella ricerca dei risultati definitivamente certi ottenuti dall’uso di Essiac. Decisi fermamente che la mia indagine doveva essere basata su di un giudizio imparziale. La signorina Caisse, riferendosi al suo rimedio Essiac, non pretende che esso guarisca tutto. Quando le si richiede se il suo Essiac guarisce il cancro, risponde sempre: “Se non guarisce il cancro, offrirà sollievo, qualora il paziente sia ancora abbastanza vitale da permettergli di rispondere al trattamento”. La maggior parte dei pazienti della signorina Caisse furono trattati con Essiac dopo aver subito, senza risultati, interventi chirurgici, radiazioni, raggi X, empiastri ecc..., cioè quando erano ritenuti casi incurabili e senza speranze. I risultati ottenuti dal trattamento con Essiac e la rapidità del recupero di questi pazienti sono stati assolutamente meravigliosi e devono essere visti con i propri occhi per potersene convincere. Ero intensamente occupata a revisionare, paragonare e riassumere quel cumulo di dati, testimonianze, storie; visualizzavo mentalmente ogni paziente e il suo progresso apparentemente miracoloso verso il recupero, quando mi resi conto che lo scetticismo mi aveva lasciato ed ero come l’arabo che, come segno della sconfitta, piega la sua tenda e se ne va in silenzio. Arrivando a Bracebridge, avevo pensato di rimanerci 12 ore, certamente non più di 48 ore. La signorina Caisse e i suoi pazienti furono i responsabili del prolungamento del mio soggiorno a Bracebridge e a Toronto; ci sono rimasta 24 giorni, di cui 16 a Toronto. Durante quelle tre settimane ho visitato Bracebridge e le città e cittadine vicine ed ho esaminato i risultati ottenuti da Essiac su 400 pazienti. Sono felice di assicurare chiunque lo desideri, che ho pagato il soggiorno a mie spese, che ho indagato su Essiac per rispondere al mio interesse per le vittime del cancro e che sono venuta a conoscenza di un rimedio che ha dato prova di essere superiore sotto ogni aspetto a tutti gli altri e che posso in coscienza raccomandare ai miei amici e a tutte le persone interessate. Voglio esprimere il mio genuino dispiacere che l’Ontario sia così lontano e così difficile da raggiungere dalla California, per i malati di cancro: dovendo affrontare distanze così lunghe, bisogna tenere in grande considerazione la sicurezza e il comfort degli invalidi. Con l’interesse sincero e la speranza che all’umanità intera sarà permesso di ottenere il rimedio Essiac della signorina Caisse, secondo i suoi principi filantropici e umani, sono». (Firmato: Emma M. Carson, M.D., Hayward Hotel Los Angeles, California, 12 agosto 1937)
(...)



  Newsletter
Email:
  
  Macro ci sarà

NELLA SEZIONE EVENTI IL PROGRAMMA MACRO!
  L'attesa è finita!

  Il Nuovo Catalogo

  Libera il Libro

  Ricerca librerie
Lombardia Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Piemonte Valle d'Aosta Liguria Marche Lazio Emilia Romagna Toscana Umbria Campania Puglia Abruzzo Molise Basilicata Calabria Sardegna Sicilia
  Macrocredit

Scopri la FINANZA ETICA!
  Lavora con noi