|
 |
|
HomePage > >
Scheda libro
|
|
|
Questo libro insegna molto di più che semplicemente vivere una vita migliore... infatti ci rende capaci di vivere la nostra vera vita ora, nel momento presente, appunto essere.
Lee Coit ci parla della notte dell’anima, dell’inutilità del desiderio di cambiare le cose e noi stessi, dell’inesistenza dei tradimenti. Dopo aver imparato ad ascoltare la nostra voce interiore, essere significa applicare i suoi suggerimenti con amore, costanza e soddisfazione, sbarazzandoci delle inutili e pesanti maschere dell’apparire. In questo modo possiamo ritrovare la nostra vera identità, scoprire cosa davvero vogliamo dalla vita e andare oltre il ruolo impostoci dalla società e dal nostro desiderio di ben figurare in essa.
Da più di vent’anni Lee Coit continua a condurre e divulgare con successo la sua personale ricerca verso la felicità e la soddisfazione, dando speranza a chiunque stia cercando un modo migliore di vivere.
Lee Coit è dotato di grande sensibilità e ricchezza interiore e nella sua famosa trilogia, Ascoltare, Accettare, Essere, condivide i risultati di sofferte esperienze personali e delle sue ricerche appassionate e sincere.
|
|
Indice:
Prefazione
Introduzione
Capitolo 1
Noi siamo esseri spirituali
Capitolo 2
Lo stato naturale dell’essere
Capitolo 3
La notte oscura dell’anima
Capitolo 4
Pace al di là della comprensione
Capitolo 5
Essere presenti
Capitolo 6
Gli effetti della creazione illusoria
Capitolo 7
Superare la delusione e il senso di perdita
Capitolo 8
L’essenza del vostro essere
Capitolo 9
Lo stato della gioia immutabile
Capitolo 10
Fare la Volontà di Dio
Sull’Autore
|
Estratto:
Capitolo 1
Noi siamo
esseri spirituali
Il mio pallone si sgonfia
Verso la fine del 1980 le mie piccole risposte spirituali ai problemi della vita cominciarono a non funzionare più. La mia frustrazione cresceva mentre le cose si rifiutavano di andare per il verso giusto, nonostante gli sforzi che facevo per ascoltare. Per oltre dieci anni l’ascoltare mi aveva dato tutto ciò che potevo sperare, e molto di più. Ma ora sembrava che qualunque cosa facessi non funzionasse. La frustrazione andava a colpire quelli che a quel tempo erano i miei successi più cari, come la creazione di un centro di ritiri, la pubblicazione dei miei libri e un rapporto affettivo. Tutti questi eventi avevano fatto irruzione nella mia vita attraverso la guida interiore, e sembravano promettere un radioso futuro. Nei cinque anni seguenti intervennero varie difficoltà, sia personali sia economiche, che userò come esempi in questo libro.
All’inizio del 1990 mi era appena stato donato il processo dell’accettare, e avevo appena pubblicato il materiale sull’argomento. Mettevo in pratica l’accettare non difendendomi, non tentando di evitare le situazioni sgradevoli, e soprattutto sospendendo il mio giudizio, che trovavo pieno di falle. Abbandonare il giudizio era la sfida più difficile, perché ero sempre stato orgoglioso del mio acume. In breve, stavo imparando che non solo non dovevo giudicare, ma che non potevo giudicare.
I miei giudizi sulle situazioni si rivelavano sempre più sbagliati. La guida interiore mi diceva di non giudicare niente e di accettare tutto. Mentre smettevo di cercare di far andare le cose come volevo io, mi venne presentata una seconda sfida. Venni obbligato a cambiare la mia visione di me stesso. Mi venne chiesto di abbandonare l’idea di essere una creatura vulnerabile che viveva in un mondo capace di ferirla. All’inizio dei miei tentativi di non difendermi, mi sentivo ancora più attaccato di prima. Col tempo capii che quegli attacchi non erano rivolti contro di me, ma contro le idee che nutrivo su me stesso. Era una grossa differenza, e prenderne coscienza fu molto liberante. Mediante l’applicazione del processo dell’accettare mi veniva mostrato che qualunque idea nutrissi su me stesso finiva per diventare una limitazione. Ogni volta che subivo un attacco alle mie idee, mi era di grande utilità perché sottolineava i limiti che io stesso mi imponevo.
Trovare la mia strada
Dov’era andato a finire il mio cammino spirituale? Fu la domanda più terribile che dovetti affrontare in quel periodo. Nel 1982, assieme a un gruppo piccolo ma solidale di ricercatori spirituali, avviai il centro di ritiri di Las Brisas. Era uno splendido posto per venirvi a cercare un contatto spirituale, sulle montagne della California meridionale. Benché si trovasse a circa un’ora da Los Angeles e da San Diego, era un mondo a parte. Confinava con un parco nazionale, perciò era silenzioso e tranquillo. Lo si raggiungeva percorrendo chilometri di strada in pessime condizioni, e i servizi erano molto spartani: non c’era telefono e ottenevamo l’energia elettrica per lo più dai pannelli solari.
All’inizio la direzione mi sembrava chiara, soprattutto quando il gruppo si sciolse dopo qualche anno e presi su di me tutta la responsabilità del centro. Ero contento di aver creato e di gestire quello splendido paradiso, e di preservare l’ambiente naturale. Con il passare degli anni sorsero dei problemi con le agenzie immobiliari, e i costi di mantenimento del centro salirono alle stelle. Dopo un po’ non riuscivo più a reggere il peso della proprietà. Sentii che mi si chiedeva di cambiare, soprattutto dopo la fine del mio matrimonio. Insomma, occuparmi di quella struttura mi richiedeva enorme energia ed enormi somme, e andarmene era doloroso e frustrante. Per un po’ mi consolai con l’idea che avrei potuto andarmene quando le persone giuste fossero comparse per rilevare il centro di ritiri, ma detestavo essere in uno stato di attesa. Scalpitavo per riprendere in mano la mia vita e sentivo che quel lavoro di custode mi andava un po’ stretto. In tutta sincerità, non ero un essere contento. Ciò che mutò la mia frustrazione in gioia, aprendomi gli occhi su nuove strade, fu che lasciai andare! Vorrei condividere con voi ciò che avvenne, perché lasciar andare è spesso la cosa più difficile.
Durante i miei quattro anni al centro lo vendetti tre volte, e ogni volta lo riacquistai prima che fosse passato un anno. Ogni volta che lo riacquistavo dovevo impegnare grandi quantità di tempo e di denaro per renderlo di nuovo vendibile. L’ultima volta che ne rientrai in possesso era in condizioni tali che non sapevo proprio come fare. L’ultimo proprietario non aveva pagato le tasse e le imposte locali, che ora toccava a me pagare, con le multe in aggiunta. Avevo terminato sia le energie sia i soldi. Avevo chiesto più volte a Dio che cosa dovessi fare con il centro, ma con scarso successo, ed ero davvero disperato. Non avevo più soldi, la situazione sembrava insostenibile, e non ricevevo nessuna indicazione chiara.
Un mattino, dopo un’ennesima meditazione che di nuovo non mi diede nessuna risposta, persi la pazienza. Seduto sul letto, troppo esaurito per iniziare un’altra giornata, urlai ad alta voce: «Che cosa devo fare per andarmene di qui?». La risposta arrivò immediata: «Vattene semplicemente». Mi scoprii a sorridere. Avevo tentato vanamente di fare chiarezza per anni, avevo lentamente abbandonato tutte le mie idee su come doveva essere il centro, su chi avrebbe dovuto comprarlo e quale doveva essere il prezzo. Avevo abbandonato le speranze di recuperare i miei investimenti, avevo analizzato tutte le possibilità di vendita, e pensavo di essere ormai pronto a lasciare che le cose andassero come volevano. Eppure, era la prima volta che mi sentivo davvero disposto a fare i bagagli e lasciar perdere tutto quanto. Mi sembrava una splendida soluzione, certamente una soluzione che non avevo mai preso in considerazione perché ero attaccatissimo all’idea di essere una persona che riusciva sempre. Mollare tutti i problemi e semplicemente andarmene era un fallimento, ma almeno ero finalmente disposto a fallire.
L’unico motivo per cui non me ne andai quel mattino stesso era che dovevo a un’amica circa 30.000 dollari di ipoteca, e sapevo che se fossi sparito nessuno l’avrebbe risarcita. Sapevo che la somma ricavata dalla vendita avrebbe potuto tranquillamente pagare i beneficiari dell’ipoteca e le tasse, ma non ero certo che la mia amica sarebbe rientrata in possesso della somma. Pensavo di andarmene quando avessi avuto la sicurezza del suo rimborso, ma con il lasciar andare finale di quel mattino il quadro era completamente cambiato. Avevo trattato con potenziali acquirenti che mi avevano fatto varie offerte eccellenti, ma nessuna mi era sembrata credibile. Avevo delle prelazioni a scadenza di sei mesi, e avevo chiesto un anticipo di 30.000 dollari sul prezzo d’acquisto per poter rifondere la mia amica. Nonostante le promesse e le assicurazioni non vidi mai i soldi dell’anticipo, e i termini delle prelazioni erano scaduti. Naturalmente gli acquirenti tornavano con nuove proposte d’acquisto, finché accadde qualcosa di meraviglioso.
Nel giro di tre giorni si presentò un nuovo acquirente che disponeva dei fondi necessari per trasformare la vendita in un affare, e che mi consentì non solo di estinguere i debiti ma di comprarmi una piccola casa. La casa che comprai era quella che avevo visto in una visione quando, vari anni prima, avevo chiesto dove sarei andato ad abitare in seguito. Avevo avuto la visione dell’oceano che si stendeva alla fine di una verde vallata. Un anno prima mi ero imbattuto in una casa che si apriva su un panorama del genere, e credendo di aver ormai venduto il centro avevo fatto un’offerta d’acquisto. La casa era perfetta per me, ed ero elettrizzato. Ma, dato che la vendita del centro andava per le lunghe, avevo perso la mia prelazione e la casa della visione era stata venduta a un altro acquirente.
Un altro fallimento in una lunga lista di fallimenti. Quando vendettero la casa, ricordo che pensai che neppure le mie visioni funzionavano più. Avevo trovato in visione le ultime tre case in cui ero vissuto, ma quella era ormai sfumata. Immaginate il mio stupore quando scoprii che la casa era di nuovo in vendita, che chiedevano un prezzo inferiore a quello originario, e che era stata persino ristrutturata! Il mio nuovo acquirente perfezionò l’acquisto del centro in meno di trenta giorni, e poche settimane dopo entravo nella casa della mia visione. Dopo tutto, la visione aveva detto il vero: erano i miei tempi che erano sfasati.
Tra parentesi, il nuovo proprietario del centro di ritiri di Las Brisas sta facendo un ottimo lavoro. Ha comprato altro terreno, che in origine faceva già parte della proprietà, e sta progettando di ampliare i servizi per ospitare gruppi sempre più numerosi. Lui e la sua famiglia sono contentissimi della nuova sistemazione, e si augurano di riuscire a proteggere un ambiente naturale così incontaminato. I suoi progetti riguardo a Las Brisas sono perfettamente in linea con quelli dei fondatori, tra cui ero incluso anch’io. Sono felicissimo che sia andata così, anche se a quel tempo ero disposto ad accettare qualunque soluzione.
Lasciar andare è semplice se riconosciamo le idee a cui ci attacchiamo. La difficoltà nel riconoscerle sta nel fatto che in genere sono diventate parte integrante del nostro modo di pensare. Nel mio caso, la mia idea fissa era che il successo fa sempre parte del piano di Dio. Ciò mi metteva nell’impossibilità anche solo di prendere in considerazione l’eventualità di un fallimento. Ero sempre stato convinto che bastava lavorare sodo per risolvere qualunque problema. Questa idea mi era stata utile nella maggior parte della mia vita, ma ora dovevo abbandonarla perché ormai l’avevo superata. Il successo e il fallimento non sono importanti per Dio, ma solo per la mente umana. Era la mia prima, vera disponibilità a fallire, e ora la considero il mio più grande successo. Il fallimento è tuttora una scelta difficile, ma per me è diventata un’opzione in più. So che ci si prende cura di me, indipendentemente da ingiustizie, iniquità, fallimenti e qualunque altra valutazione umana. Ho fiducia nella guida di Dio, e non lascio che il mio punto di vista limiti le mie azioni. Se Dio vuole che fallisca in termini di valutazione umana, devo essere disposto a fallire. Dopo tutto, è solo un’illusione.
Il bisogno di giudicare muore
Il risultato finale di quel difficile periodo fu che adesso so che qualunque fatto può rivelarsi una benedizione. So di essere io il creatore delle mie esperienze, e di decidere io i risultati. Non ho più bisogno di giudicare gli altri, perché non c’entrano nulla in ciò che accade. E non posso neppure incolpare Dio dei miei problemi. Forse avete sperimentato anche voi, come me, che le vostre buone azioni non servono nei momenti difficili, e che non sempre vi danno in cambio amore e approvazione. Invece di procurarci amore, la nostra gentilezza viene spesso usata contro di noi. All’inizio era scoraggiante, ma adesso non più. L’accettazione di tutto ciò che accade è stata la maggiore conquista nella mia ricerca della pace e della gioia. Il problema non è Dio, né le sue Leggi. Funzionano sempre alla perfezione. Nella Creazione di Dio, il Mondo Reale, tutto funziona impeccabilmente. Ma possiamo scegliere di non essere coscienti della Realtà. Nel capitolo 4 vedremo come la nostra fede nel dualismo, in un potere separato da quello di Dio, crea una falsa realtà e ci intrappola in un conflitto che non è reale. Lasciando andare il nostro giudizio, che funziona solo in questa realtà, iniziamo a vedere con chiarezza la natura illusoria di questo nostro comportamento. Il giudizio riguardo a cose illusorie non ha senso, e non serve a niente.
Imparare a capire che siamo amabili
Quando lavoravo nella pubblicità avevo a che fare con persone intelligenti e di bell’aspetto. Sembravano perfettamente sicure di sé, e spesso avrei voluto anch’io essere piacente e pieno di fiducia in me stesso come loro. Poi, conoscendole meglio, scoprii con sorpresa che condividevano le mie stesse insicurezze e la mia stessa mancanza di autostima. Sono sicuro che nessun essere che cammina su questa terra è libero dal dubbio di essere pieno di imperfezioni.
Come riuscire ad amare noi stessi? Finché pensiamo di essere umani, credo che non ci riusciremo. Nessun programma di miglioramento di sé ci può “aggiustare” al punto da farci superare le nostre insicurezze. La splendida risposta alla domanda: «Che cosa posso fare per migliorarmi?», è: «Niente». Fermatevi, e potrete sentire la vera risposta: «Siete perfetti così». Non dobbiamo diventare, lavorare per essere, o imparare a essere, perfetti. Tutti gli forzi per migliorare l’idea umana di chi siamo non cambia la Realtà del fatto che siamo esseri spirituali. Siamo stati creati già perfetti da Dio, e l’unico problema è che non sappiamo chi siamo davvero. Il noi perfetto è l’unico, vero noi, e non può venire cambiato. Il nostro valore non dipende dalla nostra bellezza, dalla nostra intelligenza o dai nostri successi. L’unico cambiamento di cui abbiamo bisogno è l’espansione della coscienza.
È facile vedere questa perfezione, se ci provate. E non è né temporanea né illusoria. La vedete negli altri ogni giorno. Ogni giorno gli altri la vedono in voi. Quando vediamo questa perfezione? Quando amiamo. Pensate alle persone che amate. Il vostro amore si basa sul loro aspetto o sulla loro prontezza mentale? Non è forse qualcosa di molto più profondo, qualcosa di molto difficile da descrivere? Possono essere persone imperfette agli occhi del mondo, ma ai vostri occhi di genitore, amico o amante sono perfette. La vostra consapevolezza della loro perfezione vi ha fatto decidere di amarle. Vedere la perfezione fa scegliere di amare.
È una decisione che possiamo prendere nei confronti di chiunque, indipendentemente dall’aspetto, da ciò che fa, e se fa quello che noi vorremmo. Possiamo decidere di amare incondizionatamente una persona, e probabilmente l’avete fatto molte volte. Quindi possiamo ampliare questa decisione estendendola sempre di più alla Creazione Divina. Gratitudine e accettazione sono continue decisioni di lasciare che la Creazione Divina si riveli a noi. Se decidiamo di vedere ogni giorno sempre più persone come perfette, sperimenteremo nella nostra vita la beatitudine dell’Amore. In questo modo vediamo la Verità che è sempre presente, e il nostro unico compito è quello di vederla ovunque. È una via facile e naturale, che richiede davvero poco, salvo il vostro desiderio di pace interiore.
Credendo di vivere in un mondo conflittuale, sviluppiamo varie strategie per attirare verso di noi alcune persone e allontanare altre. Quando le nostre strategie falliscono ci irritiamo, perché crediamo che i nostri desideri umani siano la chiave della felicità. Più ci sforziamo di ottenere quello che pensiamo di volere, e più ci sentiamo frustrati. Meno riusciamo a controllare, e più cerchiamo di controllare. E così la ruota continua a girare. Il modo per fermarla è fermarvi e capire che la Creazione Divina è già qui e ora. Tutto ciò che ci serve è decidere di sperimentare la perfezione. Dimostriamo questa decisione smettendo di giudicare. Prendiamo questa decisione quando rinunciamo ai nostri desideri e ai progetti circa gli altri e noi stessi.
Nella mia esperienza, questo lasciar andare non vuol dire rinunciare a volere. Vuol dire arrivare al punto di non volere più nulla. Ad esempio, la cosa che ho voluto di più in tutta la mia vita era un rapporto d’amore perfetto. I fallimenti mi hanno fatto capire che non posso trovare l’amore usando solo le abilità di ricerca. Invece di trovare la persona giusta da amare, mi è stato detto di amare chiunque entri nella mia vita. E, soprattutto, di amare me stesso. Quello che adesso mi accade è davvero eccitante. Scopro amore tutto attorno a me. Credo che per me sia bene volere l’amore, ma devo lasciar andare l’idea di sapere come fare a trovarlo. Attraverso il desiderio di vedere tutto come amabile, mi collego alla Fonte Divina e ricevo tutto l’Amore di cui ho bisogno, nella forma di cui ho bisogno, e nel momento in cui mi serve.
Vediamo allora come essere porta naturalmente gioia e felicità nella nostra vita. |
|
|
 |
|
|