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Alessandro Volta  
Apgar 12
Per un'esperienza positiva del nascere

Prezzo: € 9,90
Pagine: 91 - Formato 14x21
ISBN 10: 8886631413
ISBN 13: 9788886631419

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Un buon punteggio di Apgar ci informa che il cervello del neonato è ben ossigenato e vascolarizzato, ma non ci dà notizie delle sue percezioni: se si trova in uno stato di benessere o di disperazione, se si sente protetto o minacciato, se prova piacere o se soffre.

Dall'Apgar non riusciamo a capire se il neonato, dopo i primi respiri e la modifica della propria circolazione, ha iniziato a percepire di essere nato e di essere capace di vivere fuori dal corpo della madre.

E' esperienza comune che molti neonati dopo un breve pianto, in assenza di stimoli eccessivi, asciugati e tenuti in braccio, trovano velocemente il loro nuovo equilibrio, smettendo di piangere, rilassando la mimica del viso, rallentando il respiro e aprendo gli occhi.

La valutazione di questo completo benessere psicofisico potrebbe essere compresa nel punteggio di Apgar attraverso un'ulteriore valutazione successiva al 10, attribuendo un 11 e un 12. I tempi necessari per raggiungere l'Apgar 12 rappresenterebbero un ottimo indicatore di assistenza orientata alla 'care', permettendo di far entrare questa pratica a tutti gli effetti nelle routine assistenziali ed evitando di lasciarla alla buona volontà di qualche operatore più sensibile.

Soltanto quando il neonato raggiunge lo stato di tranquillità possiamo essere sicuri che ha capito di essere nato, sente di essere accolto e comincia a partecipare in prima persona alla propria esistenza.


Indice:
Prefazione - Introduzione

Hamina e Shila - 1

Il punteggio di Virginia Apgar

Il neonato “fisiologico”

Hamina e Shila - 2

Il bonding

Hamina e Shila - 3

L’Apgar 12

Conclusione

Hamina e Shila - 4

Diritti del neonato

Fonti e riferimenti

Estratto:
HAMINA e SHILA - 1


Hamina e Shila fino ad ora hanno condiviso felicemente il nido che la loro mamma ha preparato dentro di sé, ma dopo 36 settimane il contatto tra di loro è diventato un po’ troppo intimo.

Non sappiamo quale delle due ha preso l’iniziativa, sappiamo soltanto che ad un certo punto una di loro, aiutata dalla propria placenta, ha iniziato a produrre ormoni in grado di eliminare il blocco di progesterone che teneva a riposo l’utero della mamma, riuscendo così a far partire scariche ritmiche di ossitocina e quindi il travaglio.

La mamma di Hamina e Shila ha già partorito quattro anni fa un bel bambino e, fiduciosa di quella prima bella esperienza, si sente abbastanza forte per provare a far nascere le sue gemelline per via naturale. L’ostetrica che la assiste è ancora più tranquilla di lei, perché ha già aiutato a nascere molti gemelli. Il ginecologo di guardia ha valutato i tracciati, ha controllato la quantità del liquido amniotico e ha stimato che il peso di entrambe le bambine dovrebbe essere di poco superiore ai due chili. In ospedale sono presenti anche il neonatologo e, al piano di sopra, l’ anestesista.

Il travaglio procede senza storia, o meglio segue la storia che da centinaia di migliaia di anni accompagna ogni donna che diventa madre e ogni feto che diventa un bambino.

Hamina è la prima a farsi vedere, esce velocemente, quasi di corsa. E’ un po’ più piccola del previsto, ma è una vera peste, inizia subito a urlare riempiendo la piccola stanza delle sue note squillanti, quasi dei trilli. La sala parto, poco illuminata, aveva accolto fino a quel momento soltanto sospiri e brevi lamenti, qualche parola di conforto e di incoraggiamento pronunciata a voce bassa; dopo le ore di travaglio l’ambiente era diventato quasi mistico e il tempo aveva rallentato, come in un vecchio monastero.

All’arrivo di Hamina i suoi strilli trasformano la stanza riempiendo di vita ogni anfratto, sembrano risvegliarsi anche i muri e gli arredi. In pochi secondi è già rossa come un gambero, sgambetta come un cerbiatto, cerca di aggrapparsi afferrando l’aria. L’ostetrica è veloce ad avvolgerla in un telino caldo. Hamina sente il freddo attenuarsi e ritrova un contatto morbido e sicuro, ora il suo pianto diventa intermittente e meno potente. Appena è posta tra le braccia della mamma si rilassa completamente, smette di piangere, fa qualche sospiro più profondo, rilassa il viso. Non ha capito cosa è successo, ma ha capito che è tutto finito.

Le contrazioni però riprendono, è la volta di Shila. Hamina per ora è affidata ad altre braccia, il suo papà è troppo in ansia per Shila, non se la sente ancora di occuparsi di lei.

Abbandonata dalla sorella, Shila dovrebbe avere più spazio e trovare la strada già tracciata, ma la confusione fatta dall’utero e dalle placente le creano qualche problema: ogni tanto il suo battito cardiaco rallenta, l’ossigeno si riduce e lei utilizza tutta la sua innata esperienza per non sprecarne neppure una molecola. Quando mostra i capelli, la sua mamma è davvero sfinita e le ultime spinte sono un po’ deboli. Shila esce lentamente, anche le spalle faticano ad uscire; è più grossa di sua sorella. Ora è tra le mani dell’ostetrica, non piange, è molle come un bambolotto di stoffa. Viene subito portata sul lettino di rianimazione (lo chiamano ’isola neonatale’, forse perché, nell’oceano dell’apnea, il neonato, una volta raggiunto quell’isolotto, può respirare e sopravvivere…).

Il neonatologo era già stato chiamato alle prime avvisaglie di sofferenza di Shila ed è pronto per aiutarla a respirare. Sono passati solo pochi secondi, Shila è cianotica, ma ascoltando il suo cuore si sente un battito valido a velocità regolare, significa che l’ossigeno risparmiato fino a quel momento è ancora sufficiente. Shila viene aspirata nel naso e in bocca e stimolata manualmente sulla schiena. Lo stimolo ai lati della colonna vertebrale invia al suo cervello l’informazione che la schiena è dritta, che non è più piegata nell’utero della mamma. E’ questa l’informazione che il suo cervello aspettava; è questa la chiave in grado di far partire il motore del suo respiro, un motore che, una volta avviato, si fermerà soltanto alla fine della vita.

Shila inizia a respirare, prima lentamente e poi sempre più velocemente. Aumentando lo stimolo tattile, pizzicandole la pianta dei piedi, il suo vagito si fa più profondo; aggiungendo un po’ di ossigeno vicino alla bocca le labbra e la cute acquistano un bel colorito roseo. Braccia e gambe cominciano ad afferrare l’aria, il viso ora è tutta una smorfia; è veramente arrabbiata.

Sono passati circa tre minuti, Shila urla e strepita, non si riesce a calmarla, intorno a lei sono tutti contenti, soltanto lei non partecipa alla felicità generale. Strana cosa la nascita, più tu sei incavolato, più gli altri sono contenti.

Shila sembra molto delusa, si era immaginata la sua nascita molto più divertente; è anche un po’ gelosa di Hamina, che appena nata è stata capace di respirare da sola, senza alcun aiuto.

Per ora nessuno ha il coraggio di dirle che dopo soltanto un minuto di vita il voto che hanno dato ad Hamila è un bel dieci, mentre lei ha preso soltanto un cinque.

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